I blocchi detentivi previsti nel nuovo piano di edilizia penitenziari. Coro di No, il governo accelera
di Eleonora Martini da il manifesto
Il nuovo piano-sperpero di edilizia penitenziaria da 32 milioni di euro per la realizzazione di appena 384 nuovi posti detentivi – nelle carceri sovraffollate come ai tempi della condanna Cedu – arriva al suo primo giro di boa. E scalda gli animi, con la protesta delle opposizioni e la difesa ad oltranza del sottosegretario Delmastro. Mentre il Dap naviga a vista, in attesa da oltre tre mesi di un nuovo capo la cui nomina è ostacolata ormai solo dalle imposizioni dell’esponente biellese di Fratelli d’Italia, numero due di via Arenula, che considera il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria feudo personale. In questo contesto e con un sovraffollamento che conta attualmente circa 16 mila detenuti in più rispetto ai posti regolamentari, a giorni, il 10 aprile, scade la gara pubblica avviata dal commissario straordinario Marco Doglio e gestita dalla centrale di committenza Invitalia per la costruzione e la messa in opera di 16 blocchi detentivi prefabbricati realizzati in moduli di calcestruzzo da posizionare all’interno della cinta muraria di nove carceri del Paese entro la fine dell’anno, data di “scadenza” prevista anche del commissario straordinario nominato nel settembre scorso dal ministro Nordio.
DOPO L’ANNUNCIO, ieri «fonti di governo» hanno riferito all’Ansa la notizia di «sopralluoghi già effettuati negli istituti ad Opera e Voghera» per avviare il progetto targato Nordio che, «nelle previsioni», intende realizzare «gradualmente i primi 1.500 moduli» detentivi «con l’installazione già di 400 in via sperimentale». Numeri di cui non si trova traccia nella relazione tecnica firmata dall’ingegnere Enrico Fusco di Invitalia. Dalla cui lettura però «emerge una visione della vita in carcere, di chi è detenuto e di chi ci lavora, a cominciare dalla polizia penitenziaria, non in sintonia con la necessità di rispettare la previsione costituzionale», come affermano i dem Bazoli, Mirabelli, Rossomando e Verini che chiedono a Nordio di riferire in Senato.
«IN OGNI MODULO che non deve esprimere alcun pregio architettonico – scrive il Pd nell’interrogazione – dovranno trovate ospitalità 4 detenuti per una superficie complessiva di 30 mq ricomprendendo nella metratura anche i servizi igienici con una superficie indicativa di 3 mq, assolutamente inadeguata per garantire dignità della persona ed insufficiente per ospitare tutte le necessità, comprensive degli effetti personali dei detenuti. Inoltre, nei blocchi di detenzione le 24 persone detenute oltre al personale penitenziario potranno disporre di soli 30 mq per la socialità, l’attività fisica, la biblioteca e non viene fatto alcun riferimento progettuale per l’impianto antincendio e tanto meno viene segnalato quali tipologie di detenuti dovranno ospitare».
LA RELAZIONE TECNICO illustrativa preliminare prevede infatti la realizzazione di 5 blocchi per 120 posti letto complessivi da collocare nei perimetri delle carceri di Alba, Opera Milano e Biella; altrettanti a sud, negli istituti di Frosinone, Palmi e Agrigento; sei invece i blocchi destinati a L’Aquila, Reggio Emilia e Voghera per 144 posti in tutto. Ogni blocco è costituito da 12 moduli smontabili «di dimensioni indicative pari a 6 metri per 5 metri». Quelli «denominati A1» ospiteranno 4 posti letto e un bagno; stesse dimensioni per i moduli adibiti alle sale polifunzionali, ai servizi e alla zona agenti. Ogni blocco detentivo, munito di cortili di passeggio delimitati anche da pareti in cemento armato, sarà recintato da una cancellata metallica zincata alta «almeno 5 metri». Ma a giudicare dall’annuncio dettato ieri all’Ansa da «fonti del governo», il piano che andrà a gara «al ribasso» tra qualche giorno non è che una prima sperimentazione di un nuovo tipo di detenzione.
PER IL SOTTOSEGRETARIO Delmastro, «tutto è assolutamente rispettoso della normativa e consentirà di non avere più il sovraffollamento che c’è oggi». Ma non convince neppure il M5s. Che protesta per la “trovata” del Guardasigilli: «Se la sua unica azione concreta, dopo mesi di nulla, sono i “blocchi detenzione” – attaccano i parlamentari pentastellati – è meglio che il governo Meloni dica a tutta Italia che non sa come affrontare l’emergenza carceri». E se alcuni sindacati di polizia penitenziaria condannano le celle-container e lo «spreco di denaro pubblico» che preferirebbero fosse investito in nuove assunzioni, per il portavoce dei Garanti territoriali nulla cambierà, e i detenuti continueranno ad avere «meno metri quadrati a disposizione di quanto prevede la normativa per la custodia di cani e animali feroci». E invece tra le soluzioni possibili Samuele Ciambriello chiede «un provvedimento deflattivo per le 8000 persone che devono scontare meno di un anno senza reati ostativi, o almeno per i circa 3000 che devono scontare meno di sei mesi. Serve questo e non altri edifici».
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