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Cosenza: giornalista brutalmente bloccato dalla polizia

Gabriele Carchidi, direttore del portale di informazione “Iacchitè” è stato fermato brutalmente da una pattuglia della polizia mentre camminava per strada. “Ho sentito che uno di loro cercava di salirmi con le ginocchia sulla schiena, lì ho avuto davvero paura”

Screenshot 2025-03-24 at 10-15-13 Cosenza giornalista bloccato dalla polizia buttato a terra e ammanettato. “Pronto a fare denuncia” - la Repubblica

Scaraventato a terra, costretto a inginocchiarsi, ammanettato, portato in questura e trattenuto per un intero pomeriggio. È successo al giornalista Gabriele Carchidi, direttore del blog di informazione iacchite’. Sabato pomeriggio stava andando in redazione quando una volante della polizia lo ha fermato mentre percorreva a piedi il lungo viale che collega il quartiere in cui abita, contrada Andreotta, al centro di Cosenza.

Alla richiesta di identificazione, il cronista avrebbe fornito le proprie generalità a voce, ma si sarebbe rifiutato di consegnare i documenti perché sprovvisto della carta d’identità in quel momento e deciso a raggiungere al più presto la redazione. Sono seguiti momenti di tensione, culminati nella manovra di placcaggio “all’americana”, che gli agenti di polizia anche in Italia eseguono imitando i loro colleghi statunitensi che il 25 maggio 2020 a Minneapolis soffocarono e uccisero George Floyd, provocando la successiva rivolta del movimento Black Lives Matter. Il violento fermo di Carchidi è avvenuto davanti a centinaia di testimoni.

I poliziotti avrebbero tentato di intimorire i passanti, che hanno videoregistrato tutto, intimando di spegnere subito i loro dispositivi e allontanarsi immediatamente. La scena è stata ripresa da numerosi telefonini e nelle ore successive ha invaso il web sollevando un’ondata di proteste indignate, non solo sui social network.

La polizia di Cosenza

Alcuni degli ultimi “colpi” riguardano proprio la polizia di Cosenza: cocaina che sparisce dopo i sequestri, come il denaro confiscato ai parcheggiatori abusivi, furti negli uffici. E poi storie di talpe, ricatti, due bossoli e un messaggio di minacce lasciato su un’auto della Digos, le voci su una faida tutta interna.

“Ho avuto paura”

“Io ho cercato di oltrepassare l’agente e andare via. La sua collega stava già chiamando i rinforzi, un’altra pattuglia è arrivata a sirene spiegate. Tutti hanno iniziato a strattonarmi e a cercare di buttarmi a terra”. Il video è eloquente. Si vedono tre agenti che gli stanno addosso, lo spintonano, lo tirano giù. La violenza è tale che nella concitazione perde una scarpa, qualcuno lo aggancia per la felpa che viene tirata su fino a scoprirgli tutta la schiena. Carchidi finisce a terra, un agente gli schiaccia le gambe con un ginocchio, un altro tenta di fare la stessa cosa sulla schiena. “È stato il momento in cui ho avuto davvero paura, troppa gente – lo sappiamo – è morta così. Fortunatamente con un colpo di reni e sono riuscito a girarmi”, spiega ancora acciaccato.Ammanettato e trascinato sulla pantera dei poliziotti, è stato portato in Questura.

“Tu sei un diffamatore”

“Mi sembrava tutto surreale. C’erano queste due volanti che attraversavano la città a tutta velocità e a sirene spiegate”. E arrivato a destinazione, uno degli agenti si sarebbe fatto scappare: “Tu sei un diffamatore”. Segno che sapevano già di chi si trattasse.

La denuncia per resistenza a pubblico ufficiale

Nonostante questo, non solo è stato identificato, ma anche fotosegnalato e obbligato a lasciare le impronte. Lo hanno rilasciato dopo oltre un’ora, dopo averlo per giunta denunciato per resistenza a pubblico ufficiale. “Non posso non pensare che non sia un modo per tentare di intimidirci o farcela pagare, ma non ci riusciranno. Il video dimostra chiaramente quello che è successo. E presto presenterò denuncia”.

Da oltre un decennio il blog iacchite’ propone un’informazione d’assalto e ogni giorno registra decine di migliaia di visualizzazioni. I redattori e collaboratori sono da sempre oggetto di querele. Negli anni hanno subito diverse aggressioni fisiche da parte di esponenti della malavita locale.

«Non è la prima volta che mi capitano situazioni del genere. Subisco in continuazione perquisizioni, notifiche, pedinamenti, minacce di ogni tipo. Io ed il mio collega e redattore Michele Santagata andiamo avanti lo stesso. Crediamo di essere fautori di un giornalismo basato sulla controinformazione. Non guardiamo in faccia nessuno». E ancora: «Tra le forze dell’ordine, tanti agenti stanno dalla nostra parte perché denunciamo il malaffare, i rapporti tra politica e ‘ndrangheta, gli interessi sporchi dei gruppi di potere che avvelenano la vita civile in Calabria. Non è bello essere perseguitati da persone al servizio delle stesse istituzioni che in teoria dovrebbero proteggerci. Ma continueremo a lavorare. Ce lo chiedono i calabresi stufi di subire le connivenze tra poteri criminali e costituiti – conclude Carchidi -. E noi siamo stufi esattamente come loro».

Gabriele Carchidi  racconta a Radio Onda Rossa cosa gli è successo e l’atmosfera che si respira a Cosenza. Ascolta o Scarica

il comunicato di La Base

Quanto accaduto ieri ai danni di Gabriele Carchidi per mano della questura di Cosenza ha dell’incredibile. Nessun altro giornalista di un quotidiano cittadino avrebbe subito lo stesso trattamento.

Intorno a noi sorgono palazzi abusivi, i rampolli della malavita borghese godono della più totale impunità, tonnellate di cocaina transitano nelle narici di chi dovrebbe garantire la “legalità”, migliaia di nostri conterranei subiscono sfruttamento selvaggio, e altrettante sono le donne vittime di soprusi e violenze. Eppure, dinanzi a tutto ciò, non ci risulta che gli organi preposti all’ordine pubblico a Cosenza siano altrettanto solerti.

Una domanda, però, vogliamo rivolgerla al questore: signor questore, perché tanto odio? Perché i suoi uomini nutrono così tanto rancore nei confronti di un uomo attempato, scaraventato a terra su via degli Stadi? A noi sembra esserci una sola risposta: Gabriele Carchidi, con il suo lavoro, dà fastidio ai poteri forti di questa città. E se questa operazione è stata condotta in nome della legge e dell’ordine pubblico, oggi i cittadini si sentono ancora meno sicuri di quanto già non lo fossero.

Crediamo che a tutto ci sia un limite. Gabriele è un esempio di coraggio per questa città. Se c’è ancora qualcuno libero dalle catene di questo sistema, qualcuno che non accetta tutto questo, è il momento di dimostrarlo con determinazione. Senza se e senza ma.

Martedi 25/3 si terrà un presidio di solidarietà con il giornalista davanti alla sede di Iacchitè in Via Miceli.

 

Tutti gli approfondimenti sul caso https://www.iacchite.blog

 

 

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